giovedì 16 agosto 2012

Trama Extra - PROFEZIE - FlashBack



*Rabbrividisce, mentre una leggera folata gelida attraversa la cella. E' l'unica cosa simile al vento che abbia mai conosciuto, lì, nel tartaro. Tutto ciò che può fare è stringersi ulteriormente al fianco della madre, contro cui è accucciata. - Scarlet...- La sente sospirare, mentre le accarezza i corti capelli neri con una mano. - L'unica figlia che avrei dovuto salvare, infine... -* Madre...? *Mormora interrogativamente, non capendo bene cosa intendesse dire. Lei si limita ad uno sbuffo con un accenno di risata ironica, mentre continua a passarle le dita ra le ciocche. - I tuoi fratelli...- La vede lanciare uno sguardo gelido a Crono, il re dei titani, marito della madre, dall'altro lato della cella, che le guarda a sua volta, con l'odio dipinto nello sguardo. - Fratellastri... i suoi figli...- si corregge Rhea, prima di riportare gli occhi scuri sulla bambina, dall'età apparente di nove o dieci anni, in termini umani. In realtà, però, ha oltre duecento anni... - E' colpa loro se adesso siamo quì. Ci hanno traditi...- Prosegue lei. - Per colpa loro sei nata in questo posto...-* Io non ti tradirei, madre...* Risponde, convinta delle proprie parole. Lei l'ha sempre protetta e aiutata, per quanto possano essere in quella prigione. Crono ha sempre cercato di farle del male, di istigare altri a farlo, di ferirla per il semplice gusto di farlo, ma lei è sempre riuscita a fermarlo... E' arrivata a farle da scudo, sapendo che lui, ferendo la moglie, avrebbe subito lo stesso dolore e si sarebbe fermato. Da qualche decennio le tagliava regolarmente i capelli, per non attirare attenzioni indesiderate di prigionieri con lei. Il re dei titani la odia, perchè è la prova vivente del tradimento subito, ma la madre... si, l'amava, dopotutto, nonostante la situazione... - Lo so... Io e te vinceremo contro quel bastardo e non potrà toccarci...- Commenta, con un tono dolce nella voce che non si sarebe dovuto adattare tanto bene alle parole che accompagna. Ma non è la prima volta che sente parole come quelle... Tra i due titani vi è una guerra silenziosa sin da quando furono rinchiusi nel Tartaro, poco prima della nascita della piccola, sin da quando i Greci si ribellarono ai genitori, sin da quando Rhea si rese conto di essere stata tradita e abbandonata dai suoi stessi figli, dopo averli salvati in segreto da Crono. Lei sa di quella storia e sa quanto, in realtà, la regina dia a Crono la colpa, perchè se non li avesse tentato di uccidere tutti i propri figli per impedire a quella profezia di avverarsi, loro non sarebbero tornati a cercare vendetta, prendendo il potere e portando così l'olimpo al destino che era stato preannunciato...* Si...*sospira profondamente, rilassandosi contro la madre e chiudendo gli occhi.* 
*- Portatelo quì! - Ordina una voce, fuori dalla loro cella. Riaprendo gli occhi, vede una guardia che non conosce, aprire la porta per far entrare un uomo, vestito di una logora tunica bianca come loro, apparentemente privo di sensi, trascinato da altre due guardie. Queste le lasciano cadere a peso morto all'interno ed escono nuovamente, chiudendosi la porta alle spalle, senza degnarli di una parola, prima di sparire nuovamente dal campo visivo. Guardandosi intorno nota che tutti, con lo stesso sguardo omicida, hanno seguito i movimenti dei greci, fino a quando un ansito dell'uomo per terra attira l'attenzione di tutti. Questo si solleva sui gomiti, tossendo violentemente, come se gli avessere colpito la gola e non riuscisse a riprendere fiato.* Stai bene...? *Chiede titubante, avvicinandosi a gattoni e sedendosi sui talloni, poco distante di fronte a lui. Scuotendo la testa, smette pian piano di tossire, e solleva il volto, guardandola in viso. Pare che la stesse mettendo a fuoco diversi secondi, prima di scoppiare a ridere all'improvviso. Lei sobbalza abbastanza dalasciarsi cadere sul sedere all'indietro trascinarsi fino ai piedi della madre. Quella risata le sembra terrificante... - Tu - Esclama lui, indicando la bambina con un dito, mentre ancora il suono delle risate riecheggia nella cella. I suoi occhi sono strani, totalmente bianchi, come non erano poco prima, quando aveva incontrato il suo sguardo... - Tu sarai la mano che porterà alla fine del regno di Chrono e Rhea. Dopo l'oscurità, avvolti dalle ombre, tuoi occhi vedranno la vita di tua madre spegnersi e la tua mano la porterà alla morte. Sarai la loro rovina... E siederai sul trono celest- - Mentre il panico si impadronisce di tutto il suo corpo per quelle parole, continua a strisciare all'indietro, mormorando...* no... no... no... *Non avrebbe mai fatto una cosa del genere, non avrebbe mai ucciso sua madre. Perchè avrebbe dovuto? Intanto, Crono l'aveva interrotto e sollevato di peso, tenendolo per la gola, cercando di fargli dire altro, come evitare, come impedire che il futuro si realizzasse. Ma l'unica risposta ottenuta, prima che gli spaccasse il cranio contro una parete, era stata nuovamente quella risata.* Madre... *Chiama, girandosi tremante verso di lei. Il suo viso è inorridito e terrorizzato allo stesso tempo e, questo, la distrugge più di quanto avrebbe potuto fare Crono* Madre... io non- *- MEMNOSYNE!- La interrompe, gridando con tono quasi isterico, chiamando la sorella, sua zia. - Cosa vuoi che faccia, Rhea?- Chiede la donna alta, con lunghi capelli biondi, resi spenti dalla prigionia. La madre, guardando la sorella, indica la bimba. - Distruggila. Portala alla morte senza che siamo noi a causarla. Già una volta è accaduto e non voglio che succeda di nuovo. Usa tutti i tuoi poteri su di lei e portala alla follia...- * Madre... * Chiede un'ultima volta, con un filo di voce, mentre le lacrime cominciano a rigarle il viso. Rhea abbassa lo sguardo su di lei e le dà uno schiaffo che la fa cadere all'indietro, sulla pietra del pavimento. - Non saresti mai dovuta nascere...- Le sibila contro, prima di darle le spalle e parlare nuovamente a Memnosyne. - E che nessuno, tranne me e mio marito, si ricordi di cos'è successo... - La zia si esibisce in un inchino, per poi avvicinarsi a lei, ancora per terra. La consapevolezza che non avrebbe potuto far nulla la riempie come ghiaccio, paralizzandola. Sua madre... Quella che l'aveva amata... La vuole morta per le parole di un folle... Avrebbe potuto non credergli, sperare in un altro destino, se non gli avesse creduto... Invece l'ha fatto e la condanna per qualcosa che non avrebbe mai desiderato commettere. L'avrebbe odiata, ignorata, lasciata a sè stessa, con quel corpo incapace di difendersi, e lei, come gli altri prigionieri, per colpa della zia, Memnosyne, la titanessa della memoria e dei ricordi, non avrebbe mai saputo il perchè...* Zia... *Mormora quando lei le posa una mano sulla spalla. - Spero tu muoia in fretta, bastarda.- Le ultime parole che sente, prima di cadere nelle ombre e nel buio più assoluto*

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